La forza contemplativa della campagna…

Così scrivevo 3 mesi fa quando decisi di passare del tempo in campagna nella completa solitudine…

Ho la necessità di mettere le cose al loro posto. I miei rapporti, la mia nuova condizione, il mondo esterno. Riuscirò a trovare un equilibrio?
Sono in campagna. Preferisco lasciare la mia casa troppo caotica per pensare e raggiungo il mio angolo di paradiso.
Sono ancora rimbambito per la nottata insonne. Qui, mi pare di essere entrato in una dimensione dalla quale vorrei ripartire. E’ bella la campagna. Mi immergo totalmente in questa giornata assolata, lievemente ventilata, nel completo silenzio. Non si sente voce umana. Solo la musica rasserenante degli uccellini che ti fanno realizzare di non essere l’ultimo essere vivente sulla faccia della Terra.
Chiunque dovrebbe ripartire da qui…
Da stamattina sento solamente la mia voce nella testa. Lascio spazio all’inconscio. Non ho ancora proferito le solite false parole che escono dalla mia bocca e che mi connotano al mondo. Sono io, solamente io in una pace assoluta. Che stupido aver compreso solo ora le potenzialità della mia sacra campagna, acquistata e curata dai miei come se fosse un figlio. Stare qui e anche un modo per rendere onore a loro e mi balenano idee, progetti da pianificare per rendere la mia campagna ancora più vivibile. Non sarebbe male trasferirmici per un periodo. Che grande giornata…
Ottima idea prendere il cortisone per evitare i soliti starnuti e lacrimazioni da allergia. Che bella la campagna…
Non ha orari la campagna. E’ tutta in ogni momento tremendamente e ugualmente bella.
Ti scombussola le abitudini e tu puoi soltanto lasciarti cullare in questo spazio/tempo lontano da casa tua.
Bisogna fare i conti con se stesso. Prima dell’annuncio della grande verità. Io ho dormito e adesso sento le mani pesanti che appoggiate sulla tastiera vanno spedite.
Mi sento come il Bernardo Soares di Pessoa. Inquieti scandagliamo la realtà e i sogni insonni che ci accompagnano. Ma io devo prendere il volo. Non posso rimanere qui.
Se penso che domani possa essere l’ultimo giorno della mia vita mi sento un coglione per tutto il tempo sprecato. Ho dato valore alle cose futili e fantasticavo anche io di vivere in terre lontane, di lavorare all’aria aperta e di amare qualcuno follemente. Devo trasformare questo in realtà. A differenza di Bernardo io riesco un po’ a dormire e i miei incubi mi chiariscono ulteriormente tutti gli errori che sto compiendo. Ho pensato tante volte oggi su come avrei potuto comunicare in un gruppo di miei simili. Come la mia richiesta di aiuto dovesse essere chiara, sintetica, non banale. Perché è giusto entrare nel contesto che mi appartiene. Mi dovrei lasciare abbandonare senza spiegare nulla a nessuno. Tenendo in conto che quello che sto facendo è esclusivamente la realizzazione del mio essere.
E’ normalità assoluta…

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