La fine dell’amicizia

Credo di essere rimasto solo, intrappolato in un limbo alla ricerca della porta d’ingresso della mia vita perché quella attuale è solo una pantomima di esistenza in cui io interpreto una parte.
Nel cammino del cambiamento si perdono le molteplici certezze basate sull’ipocrisia, si prova tanto dolore e si mietono vittime.
In questo limbo presente si anela verso il raggiungimento di un nuova condizione fondata sull’onestà. Oggi giorno ho smesso di coltivare rapporti ipocriti, insulsi. Non frequento ambienti tossici. Ho limitato la mia generosità e disponibilità. Non mi assumo impegni per curare gli interessi di altri. Ho imparato a frequentare eventi da solo e a non dipendere da nessuno. Credo nella crescita culturale perciò ho intensificato la lettura e lo studio per diletto. Sono diventato il paladino del “NO”. No ai condizionamenti, No alla banalità, No all’ignoranza.
Questo isolamento ha acuito le distanze tra me e gli altri. Ho eliminato nel tempo tante persone dalla mia cerchia di amici perché troppo presuntuosi, o ignoranti, o falsi o non sufficientemente interessanti. Tale scrematura ha irrimediabilmente aumentato le aspettative nei rapporti dei pochi rimasti. Ciò mi ha reso possessivo e intransigente e ha peggiorato le mie relazioni.
Nella mia vita priva di un partner, prima dell’affetto e del sostengo dei miei genitori, gli amici, quelli che puoi contare sulle dita di una mano diventano dei punti di riferimento ineguagliabili.
Le aspettative elevate e l’esigenza di passare del tempo di qualità inquinano i rapporti. Si perde la spontaneità, il divertimento, la leggerezza e affiora l’ansia per la paura della perdita che può essere fatale in una realtà come la mia in cui latitano presenze importanti.
Non sono un buon amico, non riesco a godere dei successi personali altrui perché ciò mi costringe a fare i conti con i miei traguardi e mi deprimo a pensare alle costellazioni di fallimenti della mia vita. Mentre passo del tempo con gli “amici di sempre” mi capita di ammutolirmi quando si parla di tappe importanti della vita, di lavoro, di progetti futuri.
Io sono impantanato nella mia condizione di inetto e mediocre. Incapace di portare a termine un percorso. Bloccato dalle difficoltà che insinuano dubbi sulle mie capacità.
Credo di avere dei contenuti, qualcosa da raccontare ma per evitare errori o per evitare di dire qualcosa non interessante per gli altri, intervengo solo se interpellato.
Penso a: come sia riuscito a complicare i miei rapporti e in quale momento abbia avvertito questo senso atroce di inferiorità, quando ho percepito le distanze e quando mi sono isolato per la prima volta dagli altri.
E’ triste pensare al tempo perso nel dolore quando sarebbe bastato bloccare queste dannate elucubrazioni mentali e semplicemente vivere.
Adesso però sono solo, col tentativo di ricostruire una nuova immagine.

Imbalsamato…le scelte degli altri…

Praticamente mi accorgo per l’ennesima volta di essermi arenato. Sono bloccato, non riesco più ad andare avanti e nemmeno indietro. Posso solo sparire per tele-trasportarmi altrove. Perché quando abbandono un percorso ne inizio un altro. Quando incomincio qualcosa nutro la speranza che ciò possa essere una via di fuga che mi porti lontano dalla mia prigione. Ma sistematicamente qualcosa non funziona.
Ho alimentato il dubbio che le mie “scelte” in fin dei conti fossero indotte da qualcuno, qualcosa e mai pienamente consapevoli. Per questo motivo, forse, dopo l’entusiasmo iniziale legato alla novità succedeva che il mio interesse, il mio impegno si affievolisse e prendesse il sopravvento la pigrizia e poi la depressione…e sentissi l’esigenza di essere accompagnato perché tutto quello che faccio da solo non riesco a portarlo a compimento. Non ho la forza. Non ho la capacità. Così la vedo e perciò dopo un po’ di tempo lascio tutto e metto da parte.
Quando invece iniziavo un percorso insieme ad un’altra persona riuscivo a terminarlo perché mi sentivo sicuro e protetto.
Quello che sono oggi è il risultato delle scelte di altri che hanno deciso per me o mi hanno accompagnato al raggiungimento di un obiettivo. Gli altri possiedono il carattere giusto per affrontare la vita, io invece la vita l’ho sempre scansata, concentrandomi soltanto sul tentativo di sopravvivere. Sono il frutto del flusso degli eventi che si susseguono senza controllo.
Non ho mai scelto nulla nella mia vita. Sono sempre stato “portato” dal destino come un cane tenuto al guinzaglio dal proprio padrone. Sono figlio del contesto in cui ho vissuto. E’ come se seguissi un percorso generico prestabilito da quando sono nato per tutti quelli che nascono qui. Non c’è nulla di mio, delle mie passioni, non ci sono “diritti d’autore”.
Già prima che io nascessi, uno avrebbe potuto facilmente prevedere la vita, secondo gli schemi, del ragazzo che sarei stato. Ho fatto tutto secondo convenzione sia perché il convenzionale ti rassicura sia perché non avevo nulla di originale da dire e nessuno che mi spronasse a comunicare.
Mi ripetevo continuamente qualcosa che inconsciamente ho sempre saputo: “Non ho mai scelto”

La dipendenza dagli altri

Crediamo che sia fondamentale cercare consenso sociale e quindi ci modelliamo in base a chi abbiamo di fronte. Facciamo ampi e ripetuti sorrisi. Ascoltiamo. Diciamo sempre sì. Accresciamo l’ego del nostro interlocutore. Più lui parla più proporzionalmente occultiamo la nostra vera personalità. Siamo destinati ad annullarci; ad abbandonare i nostri obiettivi. Ci rendiamo strumenti funzionali delle altrui volontà. La nostra vita è costituita dagli altri, non da noi stessi. Ci interessa rendere felici gli altri. Viviamo attraverso loro.
Siamo un po’ come le remore che si lasciano trasportare dagli squali. Le remore non determinano nulla, rimangono solo attaccate al più temibile dei predatori approfittando del trasporto e degli avanzi. Noi siamo questo, ci accontentiamo degli avanzi. Non ci rendiamo conto delle nostre reali possibilità. Escludiamo per paura, per abitudine, per pigrizia il cambiamento della nostra esistenza. Secondo la nostra prospettiva, piccole cose per i “predatori” diventano insormontabili per noi “remore”. La remora da sola sarebbe spacciata. La propria esistenza è legata a quella dello squalo. C’è una dipendenza impossibile da interrompere. Ma noi non siamo remore…siamo uomini come tutti e come tali abbiamo le stesse capacità e potenzialità. Dobbiamo solo rendercene conto!
Preferiamo trascorrere il tempo passivi nella nostra comfort zone evitando qualsiasi tipo di sforzo, sacrificio. Questa condizione ci impedisce di apportare delle novità.
Siamo troppo spaventati nell’intraprendere una nuova esperienza: un nuovo lavoro, una nuova amicizia, una qualsiasi attività. Rimaniamo alla fine a crogiolare nel nostro stato, vita natural durante.
Dobbiamo imparare ad avere fiducia in noi. Quante volte ho iniziato un progetto con enorme entusiasmo che ho abbandonato dopo un po’ di tempo senza raggiungere mai l’obiettivo. Questo meccanismo mentale si è ripetuto sistematicamente. A un certo punto mancano gli stimoli, le difficoltà diventano invalicabili. E’ impossibile andare avanti. Lasciamo un’attività e ci dedichiamo a un’altra in attesa di trovare quella che sia giusta per noi, quella che ci permetterà di raggiungere la meta.
In questa incertezza personale causata dalla inettitudine percepita da noi stessi diventa fondamentale l’altro che diventa un punto di riferimento.
Quando da soli non riusciamo a far funzionare nulla allora ci aggrappiamo agli altri. Perché l’altro è migliore di noi, riesce ad ottenere risultati. Merita la nostra attenzione, la nostra ammirazione. Alla presenza di queste persone talentuose serbiamo la speranza di essere infusi dalla loro scaltrezza.
Il problema è proprio l’oggetto che poniamo al centro della nostra analisi.
Dobbiamo tenere fuori gli altri!
La psicoterapia mi ha aiutato a porre la mia persona al centro della mia vita.
Nel mio cammino mi impegno in maniera sempre più incisiva a distaccarmi dalle cose degli altri: dal loro giudizio, dal loro consenso, dai loro progetti, dai loro pensieri; in modo che non influenzino nettamente la mia esistenza.
E’ importante avere le idee chiare, trovare la giusta strada incorrendo anche nell’errore ma dobbiamo imparare ad avere fiducia in noi stessi. Da lì parte la nostra crescita personale.
Per iniziare, seguiamo in ordine questi semplici passi:
• scrivere una lista degli interessi e passioni molto liberamente e onestamente.
• capire la fattibilità delle attività.
• pianificare tutte le attività settimanali – potrebbe servire un planning.
• imporsi di essere rigorosi e rispettosi della pianificazione – un po’ di sacrificio all’inizio potrebbe fruttare nel futuro.
• dedicarsi completamente alla nuova esperienza!
• non perdere la speranza alle prime difficoltà – è normale…bisogna andare avanti!
• non demoralizzarsi se non si dovesse raggiungere l’obiettivo – trovare una nuova attività e seguire gli stessi passaggi.

Una volta raggiunta la meta ci sentiremo realizzati, più sicuri di noi, e potremo con più facilità dedicarci ad altro con una maggiore consapevolezza di noi stessi.
Dobbiamo interrompere il fatalismo nutrito dai nostri insuccessi, avviando grazie al raggiungimento del nostro primo obiettivo un circolo virtuoso che sarà alimentato dai successivi successi.
Ci vorrà pazienza ma solo così potremmo guarire dalla dipendenza dagli altri.