La liberazione

Scrivo un po’ a caso. Inizio con un argomento, poi sospendo e ne incomincio un altro.
Questo capitolo della mia vita si riferisce all’estate dell’anno scorso.

Era domenica. Passavo il tempo a casa senza fare nulla di particolare.
Da giorni pensavo costantemente a quell’associazione lgbti consigliata da un amico. Quante volte mi ero imbattuto nella loro pagina Facebook, a leggere i loro post, e osservare i loro eventi, senza riuscire mai a fare nulla. Nessun like, nessun intervento. Ero un fantasma che fluttuava su di loro attento a ogni particolare o una sorta di stalker che bramava di avere una intima relazione con l’associazione…
Fatto sta che non avrei potuto palesarmi pubblicamente mettendo un “mi piace” all’associazione perché altrimenti avrei attirato l’attenzione dei miei “amici” di Facebook che avrebbero finalmente avuto l’ultimo pezzo di puzzle per confermare i loro dubbi sul mio orientamento: argomento di notevole interesse per molti miei conoscenti. Sono rimasto in questo limbo per circa un anno. Da quando mi avevano parlato di questa associazione sapevo che sarebbe stata utile per la mia emancipazione, per la mia apertura.
Tutto sarebbe dovuto partire da lì. La mia nuova vita sarebbe dovuta iniziare una volta che fossi riuscito a instaurare un contatto. Così immaginavo come sarebbero andate le cose e al tempo stesso credevo che questo episodio avrebbe avuto solo un valore onirico e che per definizione sarebbe rimasto come tale nelle mia testa senza mai concretizzarsi.
In quella domenica insensata di mattina tra un caffè e una tisana decisi di sparare finalmente la mia cartuccia. Veloce e indolore. Così doveva essere. Avevo mandato un messaggio all’associazione, una breve presentazione con una richiesta di aiuto…io stesso non ci credevo…ero turbato, spaventato…immaginavo i tipi dell’associazione che pensavano di sto sfigato che per 32 anni aveva represso la sua vera natura…Ero molto preoccupato…Dopo 1 secondo mi ero già pentito…
Che cavolo avevo fatto ?!?

Non potevo stare un altro giorno tranquillo nella mia comfort zone ?!?
Intanto erano passati alcuni giorni e nessuno mi rispondeva. Provavo sempre più imbarazzo. Un giorno però mi arrivò una notifica su Facebook. Oh cazzo!!!!!!!!!
E ora???? Mi avevano risposto…Era un ragazzo, un componente dell’associazione che mi aveva scritto mostrandomi una certa solidarietà. Abbiamo iniziato a scriverci e poi abbiamo fissato un appuntamento presso la loro sede.
Il giorno prima purtroppo il ragazzo aveva avuto la febbre e lui mi mise in contatto con un altro del direttivo. Il giorno dell’appuntamento ero molto emozionato. Non sapevo cosa dire e chi mi sarei trovato di fronte. Avevo paura. Come sempre la mente di fronte alle novità ci crea dei cattivi scherzi. Ho fatto la conoscenza di questo ragazzo e siamo stati a parlare di me e dell’associazione con grande pace e rispetto.
Può sembrare banale scriverlo ma mi sentivo a casa. Ero stato onesto e non sentivo per la prima volta la paura che il mio interlocutore mi stesse giudicando. Ero protetto. Dopo una bella chiacchierata io me ne sono andato perché di lì a poco ci sarebbe stata la riunione ufficiale dell’associazione. Quel giorno mi sono sentito fiero di me stesso…
La settimana successiva mi sono recato all’associazione per partecipare alla mia prima riunione che corrispondeva all’ultima per l’associazione prima della pausa estiva. Le mie paure erano ancora più forti, avevo il timore che sarei rimasto attaccato al mio noto interlocutore che avrebbe dovuto farmi da chioccia.
Invece no, nuovamente mi sentivo completamente a mio agio. Uno stato di benessere mai sentito in vita mia, o almeno mai percepito in maniera così prolungata. Quanto sono stato sciocco!!! Quanto tempo ho perso…Se solo avessi dato ascolto al mio cuore avrei impedito che i miei dolori prendessero su di me il sopravvento. Man mano che arrivava gente mi presentavo. Parlottavo con chi capitava. Non mi era mai capitato di essere così eloquente tra sconosciuti. La chiave era sempre quella: NON AVEVO PAURA DEL GIUDIZIO DEGLI ALTRI.
Chiunque si poneva empaticamente. Sapevo che quello che dicevo era stato provato in qualche modo da un po’ tutti. Feci la mia testimonianza davanti a una 30ina di persone che a parte il mio interlocutore non conoscevo. Ero stato molto onesto. Avevo raccontato il mio dramma e dell’esigenza di ricevere guida e consigli dall’associazione…Intanto quando ho sentito parlare gli altri…giovani che avevano vissuto l’adolescenza lottando per i propri diritti e vivendo la malvagità dei bulli, allora mi sono sentito una cacca. Loro avevano deciso di esprimersi liberamente e io mi ero nascosto sotto terra. Avevo imparato tanto quella sera.
L’associazione sembrava il giusto trampolino di lancio…
Io ero pronto a seguire con la mano aperta e protesa come un bimbo alla ricerca della mani grandi e rassicuranti di un padre…

Mentire

Stavo implodendo. Vivevo con un immaginaria cintura di castità. Avevo abbandonato la sessualità.
Nascosi a tutti la mia condizione. Nessuno mi avrebbe capito e molto probabilmente sarei stato preso di mira dai bulletti e criticato dagli adulti.
Mantenere il mio segreto mi avrebbe permesso di sopravvivere. E l’istinto di sopravvivenza è il principale comportamento a cui dare ascolto in situazioni di pericolo. Io mi sentivo costantemente in pericolo. La paura di poter essere smascherato e di essere messo al patibolo era elevatissima.
Intanto provavo a mescolarmi tra gli altri cercando di non attirare particolari attenzioni. Che grande imbarazzo sentivo quando venivano fuori certi argomenti.
Nell’adolescenza i miei coetanei parlavano dei primi rapporti con l’altro sesso, molti si vantavano e ingigantivano gli eventi ed io invece dall’altra parte ammutolivo.
Era incredibile come in quella fase dell’adolescenza ogni 5 minuti tutti illustrassero le proprie esperienze, i propri desideri, le proprie perversioni…e io dall’altra parte cercassi di glissare.
Mi contraddistinsi in questo periodo per avere una personalità lunatica. In pochissimi, riuscivo a tirar fuori il meglio di me perché era più facile esprimere un parere più profondo, scambiarsi una confidenza, vivere una certa intimità; d’altro canto rimanevo in silenzio senza muovere un muscolo facciale in presenza dei grandi numeri perché si intraprendevano argomenti frivoli, superficiali, troppo leggeri per me che in realtà vivevo un dissidio interiore e non trovavo l’ambiente idoneo per potermi aprire tranquillamente.
Dovevo però giustificare i miei silenzi! Dovevo crearmi un alibi!
Dovevo trovarmi un personaggio che fosse alquanto credibile. La Chiesa in questo sarebbe stata molto di sostegno.
Nel corso degli anni molti sapevano che per me l’argomento “relazioni e sesso” rappresentasse un tabù. Incarnavo l’immagine del ragazzo timorato di Dio, pudico, riservato, che frequentava assiduamente la Chiesa la quale aveva influenzato la mia mentalità.
Per me era giusto che il primo rapporto sessuale avvenisse con la persona giusta e non si dovesse svendere il proprio corpo per il piacere dell’atto in sé. Questa visione come si sarebbe immaginato non raccoglieva il consenso di nessuno. L’adolescenza infatti è una fase della vita nella quale il tentativo di provare nuove esperienze è più forte di qualsiasi obbligo morale indotto. Molti adolescenti pensavano esclusivamente a soddisfare i propri istinti naturali senza preoccuparsi di eventuali remore morali.
Nonostante fossi considerato come un diverso (per mentalità, per ideologia) dal resto degli adolescenti, ero accettato dai coetanei e apprezzato dagli adulti. Il mio personaggio reggeva bene. Il mio segreto poteva rimanere nascosto. Mi sentivo tutto sommato tranquillo e quando avvertivo qualche pericolo, rappresentato da una platea di persone più attente, facevo molta attenzione a gestire la conversazione e per spazzare qualsiasi dubbio su di me che potesse emergere, inasprivo volutamente le mie parole diventando il più fiero paladino della moralità cristiana.
Mentivo agli altri, mentivo a me stesso.
Il personaggio stava prendendo il sopravvento sulla persona.

Anche io su “Il congresso mondiale della famiglia”

Finalmente è finito…così non se ne parlerà più e non ci sarà più nessuna esposizione mediatica delle posizioni medievali espresse che dovrebbero invece cadere nell’oblio assoluto.
Il congresso mondiale della famiglia ha concentrato attorno a sé molte discussioni, confronti e critiche. Di carne al fuoco ce ne sarebbe già abbastanza però mi sembrava giusto scrivere qualcosa.
Nonostante il mio blog parli di me stesso (e spero in un futuro che possa raccontare anche le storie di altri) ho realizzato che dovessi anche io esprimere una mia opinione perché sostanzialmente questo Congresso mondiale della famiglia rappresenta tutto ciò che impedisce a una persona omosessuale di dichiararsi liberamente.
Come riuscire a fare un eventuale coming out se c’è gente che diffonde, attraverso questi eventi: odio, intolleranza e razzismo verso quelli che semplicemente vorrebbero rivendicare i propri diritti??? E’ difficilissimo.
Quello che percepisco è che ormai da qualche tempo ci sia una sorta di crociata da parte delle associazioni ultra-cattoliche che promuovono un modello di vita “tradizionale e virtuoso” in contrapposizione alla “depravazione e anormalità” degli Altri.
Quando ci furono le crociate i cristiani lottavano contro i musulmani, ci furono migliaia di morti in nome di Dio e dopo molti secoli Giovanni Paolo II fu costretto a fare mea culpa di questo gravissimo peccato compiuto dalla Chiesa.
Immagino che: allo stesso modo questa crociata ideologica (fino a un certo punto…) potrebbe essere oggetto di scuse di un Papa del futuro. Sarebbero ricordate le vessazioni, insulti, violenze, omicidi subiti da chi semplicemente avrebbe voluto dichiarare al mondo il proprio orientamento per conto degli ultra-conservatori, omofobi, razzisti, pazzi con istinti reazionari. Addirittura tra i più magnanimi verrebbe menzionato chi invitava gli omosessuali ritenuti dei “malati” a curarsi presso dei centri ad hoc, e come si dicesse che “Luca era gay, adesso sta con lei” come faceva la canzone di quel pazzoide di Povia.
Ho sentito in questi giorni delle interviste fatte ad alcuni partecipanti che mi hanno terrorizzato. Elemento comune di questi invasati è la determinazione da kamikaze prima di compiere l’atto estremo, nel dichiarare le proprie opinioni con la totale mancanza di senso critico ergendosi a depositari della Verità assoluta dalla quale nessuno può sfuggire, e nel mostrare profonda ostilità, odio verso i fallaci che devono espiare i propri peccati per non bruciare all’Inferno. E ancora…dovreste vedere gli occhi di una sostenitrice di mezza età con una Madonna tra le mani che diceva al giornalista che le facevano schifo i gay e sarebbe stato inaccettabile vedere in giro due maschi tenersi per mano. Che abominio (lei)!
Come si potrebbe mai dialogare con questi invasati?
L’assurdità della questione è che questi “cattolici” sono solo buoni a stringersi attorno a queste pretese ideologiche trascurando l’aspetto più importante che è rappresentato da quel pacchetto di valori fondamentali per essere considerati dei buoni fedeli.
Solidarietà, fratellanza, tolleranza consentirebbero infatti di riconoscere la diversità e di rispettarla anche se non fosse condivisibile. Il fanatismo però spazza tutto. Alcuni capisaldi diventano solo pretesti per la discussione e la rettitudine lascia spazio alla violenza.
Anche il Congresso ha prodotto una cosa piacevole. Mi ha sorpreso sentire il Presidente del Veneto Zaia (leghista) che abbia espresso idee progressiste e abbia sostenuto una cosa che dovremmo urlare ovunque per ristabilire l’ordine razionale delle cose: L’OMOFOBIA E’ L’UNICA MALATTIA!!!
Non tutti i mali vengono per nuocere…

La mia scelta

Non avrei mai potuto fingere di essere un altro. Anche se prima della consapevolezza della mia condizione avevo fatto il mio tentativo contro natura, cioè contro i miei veri sentimenti. Ho provato nella mia vita a interessarmi di alcune ragazze pensando costantemente che prima o poi la passione, l’attrazione sarebbe giunta. In realtà tutto rimaneva tiepido e finiva glacialmente.
Che dramma! Ok…Mi piacciono i ragazzi…e ora???
Non avrei mai dovuto smentire la mia immagine da bravo ragazzo. Ero apprezzato per le mie buone azioni. Avevo maggiore sensibilità e maturità dei miei coetanei. Quando nascevano discussioni facevo subito da paciere. Il mio era un profilo gradito dalla mia comunità. Conveniva mantenere un bassissimo profilo. Non avrei dovuto permettere a nessuno di pensare che fossi omosessuale. Nessuno doveva conoscere la mia vera identità. Questo diventò il mio obiettivo.
Con estrema fatica andai avanti finché questa scelta di asessualità divenne l’abitudine. Mi ero auto evirato. Vivevo nella castità. Mai nessuno avrebbe dovuto pensare che fossi gay. Coltivavo segretamente l’idea di un rapporto che probabilmente non avrei mai avuto.
Quante difficoltà nel condividere momenti con i miei amici che parlavano sempre di ragazze. Come è dura parlare di argomenti che non suscitano il tuo interesse e quanti dubbi potevano suscitare i miei silenzi e l’impraticabilità dei rapporti con l’altro sesso. Ero molto preoccupato. Forse questo non fare nulla, questa passività, apatia avrebbe potuto insinuare il dubbio. Quanto sarei voluto entrare nella testa dei miei amici per capire cosa stessero pensando realmente, specialmente quando magari cercavo affetto attraverso un abbraccio disinteressato.
Avranno pensato che fossi ricchione??? Boh…più sì che no.
In realtà specialmente per molti la mia partecipazione assidua in chiesa associata al mio celibato nascondeva l’interesse nel intraprendere un percorso più intimo, più spirituale che corrispondeva a diventare prete. Non tardò il giorno in cui a Roma il mio prete, mentore, figura di riferimento, educatore (tutto insomma…) si avvicinò e per la prima volta in vita sua usò un giro di parole per comunicarmi che aveva visto in me da sempre un ragazzo serio, generoso, educato, rispettoso e che secondo lui avrei dovuto prendere i voti. Rimasi scandalizzato. Fu una sensazione stranissima, arrossì per il profondo imbarazzo. Mi allontanai. Di notte non chiusi occhio e quando me lo ritrovai il giorno dopo davanti lo silurai dicendo che avrei voluto creare una famiglia. Non ne parlammo più.
Immagino quanti più deboli di me nel corso del tempo con cattive guide (la mia non lo era, anzi) siano stati suggestionati a compiere questa scelta quando magari la Soluzione risiedeva altrove. Forse saranno gli stessi che adulti scandalizzeranno il mondo quando saranno scoperti.
La mia scelta prevedeva il nulla. Il nulla generava il dubbio. Meglio il dubbio della verità. E così gli anni passavano e con l’amore messo da parte il più grande interesse era rappresentato dagli amici.

Andare avanti…

Assurdo!!! Proprio io…quello che voleva un’esistenza facile, senza problemi, pianificata secondo le conformità dell’uomo medio.
Perché mai mi piacevano persone del mio stesso sesso? Perché non riuscivo a provare attrazione per le ragazze? Questi quesiti mi bombardavano la testa e io non riuscivo a dare risposte. Eppure immaginavo che quelli scambi di affetto con dei miei amichetti dell’infanzia dovessero essere soltanto episodi isolati senza senso ai quali non bisognasse riservare nessuna attenzione, avvenuti magari perché mossi dalla curiosità. In realtà solo oggi realizzo che stavo incubando qualcosa che mi avrebbe segnato per sempre l’esistenza.
I più intolleranti, i super-cattolici, i sostenitori della famiglia “tradizionale”, gli estremisti di destra, i movimenti conservatori di tutto il mondo definiscono i gay come esseri contro natura. Sono considerati come dei disturbati, perversi, lussuriosi, amanti delle orge, capaci di compiere atti osceni, sodomiti, in pratica assoluti violatori della morale cristiana. Peccatori di prima specie destinati a bruciare nelle fiamme dell’Inferno.
Quello che viene affermato è che l’omosessualità sia considerata una scelta di perversi incuriositi. Una pratica sessuale, un comportamento riprovevole che potrebbe essere corretto abiurandolo e ritornando alla “normalità” magari dopo un percorso assistenziale presso delle comunità che ti dovrebbero riportare sulla “retta via”, facendoti sicuramente il lavaggio del cervello. Peccato che non sia così. E’ profondamente una cazzata.
Parliamoci sinceramente. Chi dovrebbe scegliere di far parte di questa minoranza di persone che viene spesso criticata, molestata, perseguitata e addirittura assassinata. Solo un pazzo farebbe una scelta del genere. E vi assicuro cari amici che non credo di essere pazzo, né io e nemmeno tutti quelli come me. Io non ho mai cercato una vita “spericolata” anzi ho sempre preferito rispettare le regole e ascoltare i grandi. A me il vestito del marito lavoratore con la moglie che accudisce i figli sarebbe calzato a pennello.
Quindi, che senso avrebbe per uno come me: sempre prudente, rispettoso, per certi versi pavido, “scegliere” di entrare in un contesto del genere posto perennemente sotto la lente d’ingrandimento? Nessuno, assolutamente nessuno.
Non puoi combattere contro i tuoi sentimenti, quello sì che sarebbe contro natura.
Perché sì, si tratta di sentimenti. Gli omosessuali sono mossi dagli stessi sentimenti degli eterosessuali ma hanno grandissime difficoltà per poterli manifestare alla luce del sole.
Per quale motivo dovrei annullare le mie pulsioni per intraprendere una vita basata sulla falsità? Perché dovrei prendere in giro probabili amanti, figli e affetti vari?
Vorrebbero omologarci, costringerci a vivere nella menzogna. Tanto anche se non si dice è l’apparenza quella che conta. Tu sei quello che fai. Quindi tutti quanti noi potremmo fare i maritini perfetti, andare in chiesa e rappresentare la famiglia tradizionale ma alimentare segretamente interessi criminalizzati dalla società. Questo atteggiamento abominevole che annulla l’identità umana purtroppo è diffuso. Molti hanno dovuto rinnegare se stessi per intraprendere una falsa esistenza perché tanta era ed è la pressione omofoba dei gruppi di potere che influenzano le menti. Questa sarebbe dovuta essere anche la mia storia. Ci ho pensato! Però ho sempre considerato la cosa ingestibile perché quando annulli te stesso prima o poi devi fare i conti con la tua coscienza e non puoi evitare che la tua vera natura emerga, specialmente dopo tanti anni di ibernazione, e travolga completamente la tua realtà. Ho fatto fortunatamente (?) un’altra scelta.