Mentire

Stavo implodendo. Vivevo con un immaginaria cintura di castità. Avevo abbandonato la sessualità.
Nascosi a tutti la mia condizione. Nessuno mi avrebbe capito e molto probabilmente sarei stato preso di mira dai bulletti e criticato dagli adulti.
Mantenere il mio segreto mi avrebbe permesso di sopravvivere. E l’istinto di sopravvivenza è il principale comportamento a cui dare ascolto in situazioni di pericolo. Io mi sentivo costantemente in pericolo. La paura di poter essere smascherato e di essere messo al patibolo era elevatissima.
Intanto provavo a mescolarmi tra gli altri cercando di non attirare particolari attenzioni. Che grande imbarazzo sentivo quando venivano fuori certi argomenti.
Nell’adolescenza i miei coetanei parlavano dei primi rapporti con l’altro sesso, molti si vantavano e ingigantivano gli eventi ed io invece dall’altra parte ammutolivo.
Era incredibile come in quella fase dell’adolescenza ogni 5 minuti tutti illustrassero le proprie esperienze, i propri desideri, le proprie perversioni…e io dall’altra parte cercassi di glissare.
Mi contraddistinsi in questo periodo per avere una personalità lunatica. In pochissimi, riuscivo a tirar fuori il meglio di me perché era più facile esprimere un parere più profondo, scambiarsi una confidenza, vivere una certa intimità; d’altro canto rimanevo in silenzio senza muovere un muscolo facciale in presenza dei grandi numeri perché si intraprendevano argomenti frivoli, superficiali, troppo leggeri per me che in realtà vivevo un dissidio interiore e non trovavo l’ambiente idoneo per potermi aprire tranquillamente.
Dovevo però giustificare i miei silenzi! Dovevo crearmi un alibi!
Dovevo trovarmi un personaggio che fosse alquanto credibile. La Chiesa in questo sarebbe stata molto di sostegno.
Nel corso degli anni molti sapevano che per me l’argomento “relazioni e sesso” rappresentasse un tabù. Incarnavo l’immagine del ragazzo timorato di Dio, pudico, riservato, che frequentava assiduamente la Chiesa la quale aveva influenzato la mia mentalità.
Per me era giusto che il primo rapporto sessuale avvenisse con la persona giusta e non si dovesse svendere il proprio corpo per il piacere dell’atto in sé. Questa visione come si sarebbe immaginato non raccoglieva il consenso di nessuno. L’adolescenza infatti è una fase della vita nella quale il tentativo di provare nuove esperienze è più forte di qualsiasi obbligo morale indotto. Molti adolescenti pensavano esclusivamente a soddisfare i propri istinti naturali senza preoccuparsi di eventuali remore morali.
Nonostante fossi considerato come un diverso (per mentalità, per ideologia) dal resto degli adolescenti, ero accettato dai coetanei e apprezzato dagli adulti. Il mio personaggio reggeva bene. Il mio segreto poteva rimanere nascosto. Mi sentivo tutto sommato tranquillo e quando avvertivo qualche pericolo, rappresentato da una platea di persone più attente, facevo molta attenzione a gestire la conversazione e per spazzare qualsiasi dubbio su di me che potesse emergere, inasprivo volutamente le mie parole diventando il più fiero paladino della moralità cristiana.
Mentivo agli altri, mentivo a me stesso.
Il personaggio stava prendendo il sopravvento sulla persona.

Il potere del No

(Il mio nuovo percorso di crescita parte da qui.)
Ogni giorno assecondavo le richieste di tutti. La famiglia, gli amici e i colleghi sapevano già che la mia risposta sarebbe sempre stata affermativa e io ogni volta con un bel sorriso stampato sul volto pronunciavo il mio SI’.
Dovevo rendermi sempre disponibile. Ero considerato altruista e generoso e non potevo disattendere le aspettative degli altri. Il mio obiettivo di vita era aiutare il prossimo. La mia era diventata una missione. La gente intanto mi apprezzava. Il consenso sociale mi faceva sentire bene.
Con l’avanzare degli anni e con l’aumentare delle richieste di aiuto sempre più insistenti e fuori luogo notai che quando vedevo gli altri avvicinarsi per chiedermi qualcosa, mi agitavo, percepivo calore sul viso e quando dicevo SI mi assaliva l’ansia perché così sarei stato costretto a occuparmi di un nuovo impegno altrimenti avrei deluso il richiedente e ciò non doveva assolutamente accadere.
Non potevo andare avanti così…
Mi sono rivolto alla psicoterapia per risolvere alcuni problemi e un giorno che il dottore parlò del numero 1 e del numero 2 che sono presenti in ciascuno di noi allora realizzai quello che succedeva in me. In pratica il numero 1 sarebbe la nostra reale personalità, il nostro IO, che vorrebbe emergere e che invece noi facciamo tacere per dare spazio al numero 2 che ubbidisce alle regole della società, al senso del dovere, si allinea alle convenzioni e cerca irrimediabilmente il consenso sociale.
Concretizzavo finalmente di aver sbagliato tutto sino a quel momento…
Capii che ero totalmente dipendente dagli altri, dal loro riconoscimento e sebbene sapessi in fondo al mio cuore di sentirmi spesso usato, sfruttato il mio numero 2 rispondeva sempre di SI a chiunque perché io senza gli altri non avrei avuto ragion d’essere. Il mio non era assolutamente un SI sincero. Il mio SI era un obbligo. Dovevo piacere agli altri, dovevo occuparmi della mia famiglia, dovevo essere collaborativo con i miei colleghi…DOVERE, DOVERE, DOVERE
E io? Il mio numero 1?
Quella seduta fu illuminante. Avrei dovuto cambiare qualcosa. Dovevo provare a dire NO. Non era facile però per un assistenzialista come no imparare a dire NO. Dovevo essere più sincero, esprimere il mio parere, prendere una posizione attiva. Dovevo dare spazio finalmente a questo numero 1 che probabilmente non aveva mai proferito parola. Basta la passività, basta essere succubi della società. Dovevo autodeterminarmi!!
Iniziai quindi a dire NO, che grande difficoltà. Subentrava spesso il senso di colpa per non aver aiutato qualcuno. Però d’altro canto iniziavo a sentirmi meglio. Diminuirono quelle ansie, quella agitazione. Sapevo quindi che stavo perseguendo la strada giusta. Realizzai che questo malessere che percepivo mentalmente e fisicamente era provocato dal mio numero 1 che si dimenava dentro di me ogni volta che dicessi SI. Dovevo dare importanza a queste reazioni. Dovevo soffocare il numero 2 e lasciare spazio al numero 1.
Quando dicevo NO mi accorgevo di recuperare un pezzo di vita. Mi sono ritrovato sgombro di pensieri e di affanni legati al mio mondo esterno. Avevo più tempo per me e potevo finalmente lavorare sulla mia persona. Provavo soddisfazione a dire NO a quelli che fino a qualche tempo fa credevano di controllarmi e adesso prendevano coscienza del mio essere. Mi circondavo di persone giuste che veramente mi volevano bene e non approfittavano della mia generosità.
Oggi mi dedico alle mie passioni. Progetto la mia vita senza dipendere da nessuno. Sono più libero e determinato. Mi reputo sempre altruista ma sono consapevole che non si possono aiutare gli altri se prima non si sta bene con se stessi. Ho preso nuovamente le redini della mia vita.
Ringrazierò sempre il NO per il forte potere terapeutico che ha avuto in me. Il NO è il primo passo per l’autodeterminazione, è fondamentale per l’emancipazione ed è la più forte espressione di protesta esistente.
Bisogna partire dal NO per riconquistare la propria vita…

Anche io su “Il congresso mondiale della famiglia”

Finalmente è finito…così non se ne parlerà più e non ci sarà più nessuna esposizione mediatica delle posizioni medievali espresse che dovrebbero invece cadere nell’oblio assoluto.
Il congresso mondiale della famiglia ha concentrato attorno a sé molte discussioni, confronti e critiche. Di carne al fuoco ce ne sarebbe già abbastanza però mi sembrava giusto scrivere qualcosa.
Nonostante il mio blog parli di me stesso (e spero in un futuro che possa raccontare anche le storie di altri) ho realizzato che dovessi anche io esprimere una mia opinione perché sostanzialmente questo Congresso mondiale della famiglia rappresenta tutto ciò che impedisce a una persona omosessuale di dichiararsi liberamente.
Come riuscire a fare un eventuale coming out se c’è gente che diffonde, attraverso questi eventi: odio, intolleranza e razzismo verso quelli che semplicemente vorrebbero rivendicare i propri diritti??? E’ difficilissimo.
Quello che percepisco è che ormai da qualche tempo ci sia una sorta di crociata da parte delle associazioni ultra-cattoliche che promuovono un modello di vita “tradizionale e virtuoso” in contrapposizione alla “depravazione e anormalità” degli Altri.
Quando ci furono le crociate i cristiani lottavano contro i musulmani, ci furono migliaia di morti in nome di Dio e dopo molti secoli Giovanni Paolo II fu costretto a fare mea culpa di questo gravissimo peccato compiuto dalla Chiesa.
Immagino che: allo stesso modo questa crociata ideologica (fino a un certo punto…) potrebbe essere oggetto di scuse di un Papa del futuro. Sarebbero ricordate le vessazioni, insulti, violenze, omicidi subiti da chi semplicemente avrebbe voluto dichiarare al mondo il proprio orientamento per conto degli ultra-conservatori, omofobi, razzisti, pazzi con istinti reazionari. Addirittura tra i più magnanimi verrebbe menzionato chi invitava gli omosessuali ritenuti dei “malati” a curarsi presso dei centri ad hoc, e come si dicesse che “Luca era gay, adesso sta con lei” come faceva la canzone di quel pazzoide di Povia.
Ho sentito in questi giorni delle interviste fatte ad alcuni partecipanti che mi hanno terrorizzato. Elemento comune di questi invasati è la determinazione da kamikaze prima di compiere l’atto estremo, nel dichiarare le proprie opinioni con la totale mancanza di senso critico ergendosi a depositari della Verità assoluta dalla quale nessuno può sfuggire, e nel mostrare profonda ostilità, odio verso i fallaci che devono espiare i propri peccati per non bruciare all’Inferno. E ancora…dovreste vedere gli occhi di una sostenitrice di mezza età con una Madonna tra le mani che diceva al giornalista che le facevano schifo i gay e sarebbe stato inaccettabile vedere in giro due maschi tenersi per mano. Che abominio (lei)!
Come si potrebbe mai dialogare con questi invasati?
L’assurdità della questione è che questi “cattolici” sono solo buoni a stringersi attorno a queste pretese ideologiche trascurando l’aspetto più importante che è rappresentato da quel pacchetto di valori fondamentali per essere considerati dei buoni fedeli.
Solidarietà, fratellanza, tolleranza consentirebbero infatti di riconoscere la diversità e di rispettarla anche se non fosse condivisibile. Il fanatismo però spazza tutto. Alcuni capisaldi diventano solo pretesti per la discussione e la rettitudine lascia spazio alla violenza.
Anche il Congresso ha prodotto una cosa piacevole. Mi ha sorpreso sentire il Presidente del Veneto Zaia (leghista) che abbia espresso idee progressiste e abbia sostenuto una cosa che dovremmo urlare ovunque per ristabilire l’ordine razionale delle cose: L’OMOFOBIA E’ L’UNICA MALATTIA!!!
Non tutti i mali vengono per nuocere…

Sensazioni e impulsi: adolescenza

Fingevo con gli altri di essere un’altra persona però ogni giorno mi trovavo a fare i conti con me stesso.
Per me parlare di sessualità era sempre stato un tabù, non solo per il personaggio che interpretavo ma anche per la parte più profonda del mio essere.
Non accettando questa condizione provavo a concentrarmi su altro ma la mente vagava e si soffermava sempre sul solito motivo.
Che grandissima difficoltà gestire le relazioni con persone del mio stesso sesso!
Mi sono imposto sempre un grande auto-controllo. Non mi sarei mai potuto sbilanciare. C’erano degli episodi che mi imbarazzavano particolarmente. Quando per esempio si scherzava e mi trovavo a lottare a volta avvinghiato attorno al corpo di un altro amico oppure quando era il momento delle docce dopo la partita di pallone e vedevo questi corpi nudi. Ero combattuto. Quel contatto fisico, quelle visioni a volte mi turbavano. Provavo vergogna.
Non volevo, non dovevo approfittarmi di nessuno. Eppure mi sentivo come un ladro vigliacco che ruba a dei ciechi. Perché gli altri del mio stesso sesso erano ciechi (almeno all’inizio) ed io riuscivo a mescolarmi bene.
A volte rimanere indifferenti a certe situazioni era impossibile. Mi pentivo quando riuscivo a rubare un abbraccio, una carezza o semplicemente sfioravo il corpo di un mio amico. Mi sentivo sporco. Non potevo sfruttare chi mi voleva bene, si fidava di me e si comportava genuinamente. Ero estremamente confuso. Erravo e non riuscivo bene a capire i miei veri sentimenti. (Qualcosa che in età matura avrei analizzato. Forte amicizia o amore? Che disperazione…)
Non potevo dare spazio ai miei impulsi. Meglio implodere.

Io e gli altri: adolescenza

Archiviata la mia sessualità, andavo avanti concentrandomi sui miei doveri adolescenziali e coltivando le mie amicizie.
La mia vita si riassumeva in poche parole: scuola, chiesa e amici.
Nell’adolescenza i miei coetanei iniziavano ad avere i primi approcci con l’altro sesso. Le bambine che sino a qualche tempo fa erano considerate delle noiose palle al piede che giocavano con le bambole, troppo distanti dai maschietti intenti a giocare a pallone e a fare i selvaggi per strada, si trasformavano in ragazzine interessanti, oggetti del desiderio maschile. Partivano le letterine. C’erano i primi appuntamenti. L’attenzione dei ragazzini si focalizzava completamente alla ricerca del sesso femminile. Tanti erano i tentativi vani, tant’è che riuscire a ottenere un piccolo bacio era una conquista incredibile degna di essere raccontata agli altri compagni che provavano invidia. C’era un desiderio costante verso l’altro sesso, era un punzecchiamento (a volte reciproco) che però non si traduceva quasi mai in fatti concreti. In questo contesto il mio atteggiamento di completa indifferenza verso l’altro sesso poteva passare inosservato.
Quando queste mosse si tradussero in relazioni (più o meno stabili), per la prima volta, la differenza tra me e gli altri iniziò a palesarsi praticamente. Ero preoccupato, ma sapevo che il mio alibi avrebbe retto. Immaginavo che si potesse pensare che fossi un ragazzo timido e che, come succede a tanti, un giorno sarei riuscito anche io ad avvicinarmi al sesso femminile. Tra i miei amici girava l’idea che ero timido e introverso. Approfittavo del fatto che frequentassi la chiesa per ribadire il concetto cattolico di “sesso dopo il matrimonio”. Almeno temporaneamente ero riuscito nel mio obiettivo, avrei potuto procedere per qualche anno così senza essere sgamato. Qualche volta ripensavo al fatto che potesse essere soltanto una fase e che forse più tardi sarebbe sopraggiunto il “naturale” interesse per le donne. Ahimè no…che tonto!
I miei famigliari invece non fecero mai domande dirette sul mio rapporto con le ragazzine. I miei genitori, fortunatamente, mostrarono sempre un atteggiamento disinteressato. Odiavo invece il parente, amico di famiglia di turno che nella totale mancanza di argomenti di discussione tirava in ballo me chiedendomi davanti a tutti quando avrei presentato la mia ipotetica fidanzatina e avviando una conversazione tra tutti i presenti che si sentivano il diritto di esprimere un parere su questa tipa che per qualche malsano ragionamento, prima di piacere a me, avrebbe dovuto raccogliere il consenso di tutta la famiglia…Non potete immaginare il mio profondo imbarazzo. Tentavo quindi di glissare, alterando il discorso e introducendo qualche argomento di discussione più serio: malattie o decessi di parenti più o meno lontani che catturavano l’attenzione degli astanti. Tutto sommato riuscivo a dare l’idea del ragazzo riservato che come tanti a quell’età faceva le “cose” e se le teneva per sé senza comunicarle a nessuno, specialmente la propria famiglia.
In pratica riuscì a tenere sotto controllo il pensiero della gente: per i miei amici ero un ragazzo timido, poco intraprendente e un fervente cattolico; per la mia famiglia invece un ragazzo riservato in preda alla classica crisi adolescenziale.
E invece riuscivo a malapena a controllare i miei veri impulsi…

La mia scelta

Non avrei mai potuto fingere di essere un altro. Anche se prima della consapevolezza della mia condizione avevo fatto il mio tentativo contro natura, cioè contro i miei veri sentimenti. Ho provato nella mia vita a interessarmi di alcune ragazze pensando costantemente che prima o poi la passione, l’attrazione sarebbe giunta. In realtà tutto rimaneva tiepido e finiva glacialmente.
Che dramma! Ok…Mi piacciono i ragazzi…e ora???
Non avrei mai dovuto smentire la mia immagine da bravo ragazzo. Ero apprezzato per le mie buone azioni. Avevo maggiore sensibilità e maturità dei miei coetanei. Quando nascevano discussioni facevo subito da paciere. Il mio era un profilo gradito dalla mia comunità. Conveniva mantenere un bassissimo profilo. Non avrei dovuto permettere a nessuno di pensare che fossi omosessuale. Nessuno doveva conoscere la mia vera identità. Questo diventò il mio obiettivo.
Con estrema fatica andai avanti finché questa scelta di asessualità divenne l’abitudine. Mi ero auto evirato. Vivevo nella castità. Mai nessuno avrebbe dovuto pensare che fossi gay. Coltivavo segretamente l’idea di un rapporto che probabilmente non avrei mai avuto.
Quante difficoltà nel condividere momenti con i miei amici che parlavano sempre di ragazze. Come è dura parlare di argomenti che non suscitano il tuo interesse e quanti dubbi potevano suscitare i miei silenzi e l’impraticabilità dei rapporti con l’altro sesso. Ero molto preoccupato. Forse questo non fare nulla, questa passività, apatia avrebbe potuto insinuare il dubbio. Quanto sarei voluto entrare nella testa dei miei amici per capire cosa stessero pensando realmente, specialmente quando magari cercavo affetto attraverso un abbraccio disinteressato.
Avranno pensato che fossi ricchione??? Boh…più sì che no.
In realtà specialmente per molti la mia partecipazione assidua in chiesa associata al mio celibato nascondeva l’interesse nel intraprendere un percorso più intimo, più spirituale che corrispondeva a diventare prete. Non tardò il giorno in cui a Roma il mio prete, mentore, figura di riferimento, educatore (tutto insomma…) si avvicinò e per la prima volta in vita sua usò un giro di parole per comunicarmi che aveva visto in me da sempre un ragazzo serio, generoso, educato, rispettoso e che secondo lui avrei dovuto prendere i voti. Rimasi scandalizzato. Fu una sensazione stranissima, arrossì per il profondo imbarazzo. Mi allontanai. Di notte non chiusi occhio e quando me lo ritrovai il giorno dopo davanti lo silurai dicendo che avrei voluto creare una famiglia. Non ne parlammo più.
Immagino quanti più deboli di me nel corso del tempo con cattive guide (la mia non lo era, anzi) siano stati suggestionati a compiere questa scelta quando magari la Soluzione risiedeva altrove. Forse saranno gli stessi che adulti scandalizzeranno il mondo quando saranno scoperti.
La mia scelta prevedeva il nulla. Il nulla generava il dubbio. Meglio il dubbio della verità. E così gli anni passavano e con l’amore messo da parte il più grande interesse era rappresentato dagli amici.

Andare avanti…

Assurdo!!! Proprio io…quello che voleva un’esistenza facile, senza problemi, pianificata secondo le conformità dell’uomo medio.
Perché mai mi piacevano persone del mio stesso sesso? Perché non riuscivo a provare attrazione per le ragazze? Questi quesiti mi bombardavano la testa e io non riuscivo a dare risposte. Eppure immaginavo che quelli scambi di affetto con dei miei amichetti dell’infanzia dovessero essere soltanto episodi isolati senza senso ai quali non bisognasse riservare nessuna attenzione, avvenuti magari perché mossi dalla curiosità. In realtà solo oggi realizzo che stavo incubando qualcosa che mi avrebbe segnato per sempre l’esistenza.
I più intolleranti, i super-cattolici, i sostenitori della famiglia “tradizionale”, gli estremisti di destra, i movimenti conservatori di tutto il mondo definiscono i gay come esseri contro natura. Sono considerati come dei disturbati, perversi, lussuriosi, amanti delle orge, capaci di compiere atti osceni, sodomiti, in pratica assoluti violatori della morale cristiana. Peccatori di prima specie destinati a bruciare nelle fiamme dell’Inferno.
Quello che viene affermato è che l’omosessualità sia considerata una scelta di perversi incuriositi. Una pratica sessuale, un comportamento riprovevole che potrebbe essere corretto abiurandolo e ritornando alla “normalità” magari dopo un percorso assistenziale presso delle comunità che ti dovrebbero riportare sulla “retta via”, facendoti sicuramente il lavaggio del cervello. Peccato che non sia così. E’ profondamente una cazzata.
Parliamoci sinceramente. Chi dovrebbe scegliere di far parte di questa minoranza di persone che viene spesso criticata, molestata, perseguitata e addirittura assassinata. Solo un pazzo farebbe una scelta del genere. E vi assicuro cari amici che non credo di essere pazzo, né io e nemmeno tutti quelli come me. Io non ho mai cercato una vita “spericolata” anzi ho sempre preferito rispettare le regole e ascoltare i grandi. A me il vestito del marito lavoratore con la moglie che accudisce i figli sarebbe calzato a pennello.
Quindi, che senso avrebbe per uno come me: sempre prudente, rispettoso, per certi versi pavido, “scegliere” di entrare in un contesto del genere posto perennemente sotto la lente d’ingrandimento? Nessuno, assolutamente nessuno.
Non puoi combattere contro i tuoi sentimenti, quello sì che sarebbe contro natura.
Perché sì, si tratta di sentimenti. Gli omosessuali sono mossi dagli stessi sentimenti degli eterosessuali ma hanno grandissime difficoltà per poterli manifestare alla luce del sole.
Per quale motivo dovrei annullare le mie pulsioni per intraprendere una vita basata sulla falsità? Perché dovrei prendere in giro probabili amanti, figli e affetti vari?
Vorrebbero omologarci, costringerci a vivere nella menzogna. Tanto anche se non si dice è l’apparenza quella che conta. Tu sei quello che fai. Quindi tutti quanti noi potremmo fare i maritini perfetti, andare in chiesa e rappresentare la famiglia tradizionale ma alimentare segretamente interessi criminalizzati dalla società. Questo atteggiamento abominevole che annulla l’identità umana purtroppo è diffuso. Molti hanno dovuto rinnegare se stessi per intraprendere una falsa esistenza perché tanta era ed è la pressione omofoba dei gruppi di potere che influenzano le menti. Questa sarebbe dovuta essere anche la mia storia. Ci ho pensato! Però ho sempre considerato la cosa ingestibile perché quando annulli te stesso prima o poi devi fare i conti con la tua coscienza e non puoi evitare che la tua vera natura emerga, specialmente dopo tanti anni di ibernazione, e travolga completamente la tua realtà. Ho fatto fortunatamente (?) un’altra scelta.